Dzigalist 2025
Cose che mi han fatto piacere quest'anno. Tiè.
Son posseduto da sempre dalla vertigine della lista (sentite l’Eco di umbertina memoria?) e siccome è tempo di consuntivi e consigli non richiesti, non posso esimermi. Così poi - gonfi di cibo ed enfi di alcol - se ne potrà discutere sotto l’ideale albero di Natale e accusare e indignarsi per sviste, scelte opinabili od omissioni, certo.
E anche se voglio sapere quali sono le vostre scelte per il 2025, non preoccupatevi, non c’è rischio alcuno di accapigliarsi: ho compilato alcune listine con le cose che son piaciute a ME, con assolutamente nessun criterio di valutazione che si pretenda assoluto, figuriamoci. Ho sentito, visto e letto troppo poco per poter pretendere una qualche attendibilità, più o meno come i tanti che scrivono sulle riviste o si baloccano sui social facendo finta di saperla lunga (e quelli veramente bravi li capite dalla lista che producono o lo sapevate già, gli altri son cialtroni che rubano il vostro tempo). No, io sono serenissimo nel rassicurarvi che so di non sapere una beata minchia, come diceva quel panzone greco a cui sto cominciando ad assomigliare pericolosamente.
Quella che segue è una semplice scelta delle cose che mi hanno dato piacere in questo 2025, altrimenti per me doloroso. I titoli che riporto sono state gocce di splendore e serenità, pause di felicità tra le difficoltà della vita. Per cui non c’è criterio temporale, non trovate le cose migliori DEL 2025, trovate le cose che io ho trovato migliori NEL 2025, indipendentemente da quando siano state prodotte (anche se poi molte sono effettivamente state pubblicate quest’anno).
Non c’è alcuna pretesa, ribadisco: sono io il metro di giudizio, tendenzioso, umorale, ignorante, settario. Ma chi mi conosce lo sa già (e chi non mi conosce presto lo saprà, buahahaha, Mad Scientist Evil Laugh). Ovviamente ho escluso le mie grandi manie (perché da buon nostalgico riascolto, rileggo e rivedo spessissimo le cose che amo) se no diventava tutta una semplice classifica dei classici che ritengo inarrivabili e basta (e prima o poi vi delizierò anche con quella lista, con Jarrett, Deep Purple, Ejzenstejn, Miles Davis, Bulgakov e compagnia creativa cantante).
Vabbeh, ho già menato il torrente troppo a lungo, vado dritto al punto (e apprezzatelo: senza mai usare il termine “iconico”).
LIBRI DEL CACACE 2025
Vite nell’oro e nel blu di Andrea Pomella (Einaudi 2025): le vicissitudini di quattro artisti - Mario Schifano, Franco Angeli, Tano Festa e Francesco Lo Savio - che arrivando dal popolo hanno sconvolto il mondo dell’arte e la società italiana degli anni Sessanta e Settanta con la loro vitalità pop. Scritto con abilità narrativa e una lingua tersa e poetica: quant’è bravo Pomella, mamma mia.
La vita davanti a sé di Romain Gary (Neri Pozza, 1975/2009): da buon caprone ho aspettato fino ad ora per leggerlo. Beh, un romanzo di formazione magnifico, di una delicatezza e intensità rare e dalla storia editoriale curiosa (era uscito a nome Émile Ajar per poter rivincere il premio Gouncourt, cosa puntualmente avvenuta).
La fredda guerra dei mondi di Valerio Evangelisti (Mondadori, 2023): dopo la morte del nostro Valerio nel 2022 non son stato capace di affrontare i suoi scritti per un lungo periodo. Poi mi son deciso e ho ritrovato quella capacità tagliente unica di raccontare il nostro presente e presentire un futuro che si annuncia tremendo. Non è una lettura tranquillizzante ma, come dicono quelli bravi, necessaria e potente. Sul serio, però.
Alma di Federica Manzon (Feltrinelli, 2024): memoria personale e storica, una città - Trieste - a cavallo tra diversi mondi, la tragedia della guerra civile jugoslava, l’identità propria e delle terre in cui si vive. Vincitore del Campiello 2024, è un gran bel romanzo dalla scrittura intensa e trascinante.
Gli uomini pesce di Wu Ming 1 (Einaudi, 2024): non immediato, ma di gran soddisfazione una volta superato l’impasse iniziale, quasi come un gradimento all’entrata. E quando si è in pista si è travolti, come sempre con i romanzi della galassia Wu Ming.
Magnifico e tremendo stava l’amore di Maria Grazia Calandrone (Einaudi, 2024): la Calandrone rilegge con grazia poetica un caso di cronaca nera, rivedendo parallelamente anche la sua vicenda familiare. Bello bello (e anche gli altri suoi romanzi/memoir sono fantastici).
FILM DEL CACACE 2025
Io sono ancora qui di Walter Salles (Brasile 2024): premio Oscar 2025 per il miglior film straniero, la storia di una famiglia di Rio alle prese con la sparizione del padre e marito architetto, inghiottito dalla macchina repressiva fascista. Commovente nella sua lucida determinazione, bellissimo. (Sky/Now)
La gazza ladra di Robert Guédiguian (Francia 2024): il consueto balletto di amabili abitanti di Marsiglia, tra tradimenti, speranze, solidarietà, follie d’amore e i conti con la vita. Io trovo Guédiguian sempre liberatorio. (Varie piattaforme)
Anora di Sean Baker (USA 2024): Palma d’oro a Cannes e 5 premi Oscar (tra cui miglior film, miglior regia e migliore attrice), non è per nulla l'hype che alcuni eterni scontenti hanno accusato di essere: ritmo, attori, intreccio e una malinconia esistenziale ineludibile. Fantastico. (Sky/Now)
Strange Darling di JT Mollner (USA 2023): quant’è che non provate un bello spaghetto, eh? Ci penserà questo thriller che bordeggia l’horror, con messa in scena graficamente superba e attori magnifici. Vi merita, non scappate, eh eh eh. (Amazon Prime)
Flow di Gints Zilbalodis (Lettonia/Francia/Belgio 2024): un gatto affronta l’esistenza in un mondo sommerso dall’acqua. Non c’è molto da dire eppure il film dice tutto, senza spendere una parola. Un piccolo grandissimo film, splendido. (E premio Oscar come miglior film d’animazione). (Amazon Prime)
Re Granchio di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis (Italia/Francia/Argentina 2021): recupero di un film italiano d’autore che spazia tra la Tuscia e la Terra del fuoco, col rigore di Olmi e le deviazioni fantastiche di Herzog (e un finale alla Peckinpah). Molto impegnativo ma remunerativo. (RaiPlay)
Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson (USA 2025): ho già dato abbondantemente su queste pagine: l’ultimo film dell’Anderson vivente che conta è un manifesto di resistenza, cinematografico e politico, nonostante un linguaggio che può (all’inizio) respingere. A distanza di mesi dalla visione emerge tutta la sua potenza. (Varie piattaforme)
Sicario di Denis Villeneuve (USA 2015): colpevolmente perso ai tempi: action thriller sulla lotta al narcotraffico, tra vendette personali e greater good, interpretazioni memorabili e uno stile secco, diretto, con un ritmo inesorabile. (Amazon Prime e Paramount)
A House of Dynamite di Kathryn Bigelow (USA 2025): l’apocalisse ventura in viaggio su un confettino nucleare verso gli USA. Thriller psicologico e politico riuscitissimo della sempre solida Kathryn Bigelow. (Netflix)
Se sei vivo spara di Giulio Questi (Italia 1967): un western allucinante, decisamente rivoluzionario, sanguinario, crudissimo. Imperdibile e scemo io che ho aspettato così tanto per vederlo. (Amazon Prime)
SERIE DEL CACACE 2025
Slow Horses di Will Smith (Gran Bretagna 2022/2025): thriller spionistico con un Gary Oldman semplicemente monumentale alla guida di una banda di emarginati del MI5 britannico, problematici, sciattoni e ovviamente adorabili. Serie che funziona a tutti i livelli (spy story, action thriller, comedy) e che non delude mai, stagione dopo stagione. (Apple Tv)
Reservatet. La riserva di Per Fly (Danimarca 2025): facile da dirsi, c’è del marcio in Danimarca. Ma non solo: il marcio è nella borghesia schiavistica occidentale tutta e nessuno può chiamarsi fuori. Poliziesco inquietante molto riuscito. (Netflix)
American Primeval di Mark L. Smith (USA 2025): serie brutale che racconta l’avanzata verso ovest dei coloni americani, nel segno dell’originale prepotenza di cui oggi sentiamo come non mai gli effetti. Un western violento e amorale notevolissimo. (Netflix)
Dieci capodanni di Rodrigo Sorogoyen (Spagna/Francia 2024): come un Heimat di coppia, con ogni episodio ambientato nei due giorni a cavallo del cambio d’anno. Interpreti eccezionali e buona gestione narrativa: la vita che scorre e l’amore, nonostante il Covid e gli accidenti che tutti dobbiamo affrontare. (RaiPlay)
The White Lotus Season 3 di Mike White (USA 2025): sotto la godibile glassa di serie drammatica pop una delle dichiarazioni politiche più feroci possibili contro il neocolonialismo turistico occidentale: la terza stagione è di gran lunga la migliore. (Sky/Now)
DOCUMENTARI DEL CACACE 2025
Nothin’ But a Good Time di Jeff Tremaine (USA 2024): miniserie divertentissima sulla nascita, lo sviluppo, la morte (causa grunge) e l’improbabile resurrezione del cosiddetto hair metal americano anni Ottanta: deboscio livello top, capelli gonfiati, assoli circensi, groupies spudorate, eccessi e grande autoironia (e qualche rimpianto). (Paramount)
La lunga strada del ritorno di Alessandro Blasetti (Italia 1962): documentario doloroso commissionato dalla Rai a uno dei padri della nostra cinematografia. Il racconto del secondo conflitto mondiale attraverso chi ha combattuto e chi ha atteso a casa: umano, lucidissimo, straziante. Un monito, visto il riarmo cui stiamo andando incontro con stolida incoscienza. (RaiPlay)
Billy Joel. And So It Goes di Susan Lacy e Jessica Levin (USA 2025): Billy Joel è un autore di caratura immensa purtroppo poco conosciuto qui da noi ma giustamente considerato al livello dei più grandi in patria. Qui c’è la sua storia, semplicemente, tra travagli sentimentali e alti e bassi discografici, con un montaggio superbo e video pubblici e privati eccezionali. Super godibile, secondo me anche se non siete fan (e poi lo diventerete). (Sky/Now)
Alida di Mimmo Verdesca (Italia 2020): dalla lettura dei suoi diari, la storia di Alida Valli, una delle più grandi attrici italiane. La sua vita, tra Cinecittà e Hollywood prima e a teatro e occasionalmente ancora in film italiani e francesi dopo. Un racconto intimo, sofferto e illuminante di una donna istriana irriducibile, con un sorriso dolce e duro allo stesso tempo. (RaiPlay)
Mr. Scorsese di Rebecca Miller (USA 2025): vista la verve di zio Martin (83 anni e l’energia di una centrale atomica) e l’amore che mi lega a questo regista, dico solo che questa serie documentaria mi sarebbe piaciuta anche se fosse stato molto brutta e invece è proprio bellissima, con una regia vivace, un ritmo inesorabile, contributi pazzeschi e testimonianze illuminanti. L’ho visto con le lacrime agli occhi: in oltre 4 ore ti passa davanti la storia del cinema con cui sono cresciuto, i film di Scorsese e quelli che son stati importanti per lui. Eccezionale. (Apple TV)
DISCHI DEL CACACE 2025
Ride into the Sun di Brad Mehldau (Nonesuch, 2025): beh, un album incredibile, l’ennesimo regalo di un pianista jazz imprevedibile, per fortuna. Ho amato i dischi in solitaria di Mehldau, la nutrita discografia col suo trio e le tante collaborazioni. Questo è un disco inaspettato e felicissimo, un omaggio al cantautore Elliott Smith, pretesto per l’esecuzione di brani di una bellezza solare, con un pianoforte terso, interventi orchestrali suadenti, ogni tanto una batteria grassa e compressa alla Beatles. La ricchezza strumentale prevede chitarre, voci e clarino ed è la realizzazione concreta di una fusione naturale di jazz, rock e folk, una musica totale senza etichette. Meraviglioso.
The Making of Five Leaves Left di Nick Drake (Island, 2025): la costruzione del primo masterpiece di Nick Drake, Five Leaves Left: demo, prove, outtakes in ordine cronologico. Si entra in un mondo magico, malinconico e con qualche spiraglio di luce. Fantastico.
10000 lépés degli Omega (Qualiton, 1969): sugli Omega, rock band ungherese attiva per cinquant’anni, torneremo presto. Questo è il loro secondo grande album, un impasto di rock progressivo, psichedelia e hard rock, nella curiosa lingua magiara.
Canzoni per anni spietati dei Negrita (Universal, 2025): ritorno dei miei adorati aretini con un album diretto, senza fronzoli, prodotto benissimo e con canzoni senza ambiguità, schierate politicamente (nell’assordante silenzio dei colleghi) senza essere slogan prêt-à-porter. Uno dei loro migliori esiti di sempre, bravi.
Pink Floyd at Pompeii MCMLXXII dei Pink Floyd (Sony Legacy, 2025): riproposizione su Cd della colonna sonora del film di Adrian Maben, mio autentico stracult giovanile, oggi in versione audio più limpida che mai. Un trip micidiale.
Can’t Stand the Rezillos dei The Rezillos (Sire, 1978): band di pazzi inglesi conosciuti anche (prima) come Revillos: un mescolone rock’n’roll, pop e punk, incantevole e liberissimo.
Bold as Love di Jimi Hendrix (Sony Legacy, 2025): cofanettone con rimasterizzazione del capolavoro negletto Axis: Bold As Love, farcito di outtakes clamorose. Hendrix era veramente capace di tutto e qui c’è la dimostrazione.
Bloom delle Larkin Poe (2025): in una dimensione parallela queste sarebbero dovute essere le Paola e Chiara che mi meritavo io: due sorelle che cantano un blues rock sudista intenso dalla produzione cristallina e coinvolgente. Rebecca e Megan Lovell, della Georgia, hanno presenza, voci fantastiche e chitarre dritte allo scopo.
Giubbe Rosse di Franco Battiato (EMI, 1989): live abbastanza dimenticato nella sterminata discografia di Francuzzo beddo mio. L’ho riascoltato dopo decenni ed è stata una riscoperta struggente. Inediti dell’epoca, riarrangiamenti, una pulizia invidiabile e una direzione precisa, in un momento che all’epoca invece sembrava di disorientamento.
A Tribute To Little Jimmy King di Eric Gales (Artone/Provogue, 2025): in un anno ricco di uscite blues fantastiche (Buddy Guy, Christone Kingfish Ingram, Popa Chubby, Joe Bonamassa, Samantha Fish, Walter Trout) l’album che più mi ha colpito è questo, un omaggio del mancino Eric Gales al fratello scomparso, tradizione e modernità con una produzione eccellente. Hey hey, the blues is alright!
CONCERTI DEL CACACE 2025
Chilly Gonzales (23 maggio, Galleria d’Arte Moderna, Milano): il pianista iconoclasta canadese, in vestaglia nonostante il caldo, intrattiene, fa lezione, suda, gironzola nel prato tra gli spettatori, si lancia in cover, rilegge il suo repertorio, improvvisa. Un’autentica goduria: speriamo torni prestissimo a trovarci.
Bruce Springsteen (3 luglio, stadio San Siro, Milano): data di chiusura del tour mondiale. Stadio pieno, commozione, canti purificatori a una voce sola, repertorio inframmezzato da due tirate politiche che non ti aspetti e poi chitarre, sangue, sudore e lacrime come forse non ci capiterà più.
Richard Thompson (2 settembre, teatro CTM di Rezzato, Brescia): ritrovo - a oltre trent’anni dalla prima volta - un autore e chitarrista di livello inarrivabile, che ho sempre amato alla follia. Teatro piccolo e purtroppo non pieno, ma siamo tutti veri aficionados, conquistati da un concerto zeppo di parole intelligenti, melodie, assoli e duetti. Thompson è uno dei più grandi e chissà quando il mainstream se ne accorgerà.
TEATRO DEL CACACE 2025
Metadietro di Antonio Rezza e Flavia Mastrella (23 ottobre 2025, Piccolo Strehler, Milano): una cosa magnifica, come sempre con Antonio Rezza sul palco. Un viaggio per mare e nello spazio, gestendo l’ammutinamento continuo dell’equipaggio, del pensiero, della realtà, tutto a un ritmo parossistico, tra invenzioni sceniche e verbali.
Autoritratto di Davide Enia (12 aprile 2025, Piccolo Teatro Paolo Grassi): orazione civile tra storia personale e Storia con la maiuscola, nella Sicilia delle guerre di mafia e dell’assassinio di Falcone e Borsellino. Commovente, mai retorico, molto intenso, trovato bellissimo.
Se ti va, beh, allora…
Qui tutte le altre mie cose:









Grazie. Sei una miniera! Strange Darling pero’ penso sia su Prime. Augurissimi
Trentotto cuoricini e tanta invidia per il concerto di Chili Gonzales! E tanta roba di cui non ho mai sentito parlare. E, ovviamente, mo' me lo segno.